napoleone in alta langa

Un giovane e ambizioso generale francese si affaccia sui crinali dell’Alta Langa il 16 aprile del 1796, dopo aver sconfitto le forze alleate del Regno di Sardegna e dell’Impero Austroungarico nelle battaglie di Montenotte e Millesimo, nel Savonese.

È Napoleone Bonaparte, a cui è appena stato affidato il comando dell’Armata d’Italia, ferma da circa un anno sul fronte che correva tra la Val Tanaro e la costa ligure. Nella mente del giovane condottiero è fondamentale conquistare il Piemonte, a partire dalle piazzeforti di Ceva e Mondovì, per poi spingersi nella Pianura Padana e accerchiare Vienna e l’Austria da sud.

Nelle strategie del Comitato di Salute Pubblica, il fronte italiano invece è di minore importanza rispetto a quello renano, e pertanto l’Armata d’Italia risulta male equipaggiata, sprovvista di carriaggi per il vettovagliamento, demotivata per i ritardati pagamenti del soldo, periodicamente percorsa da rivolte. In compenso, è veloce negli spostamenti e può contare sui territori conquistati, dove requisire gli approvvigionamenti, a spese della popolazione.

Luoghi napoleonici: la battaglia della Pedaggera a Paroldo

 

L’ARRIVO A PAROLDO

L’Alta Langa è proprio sul cammino di Napoleone Bonaparte e delle sue truppe, forti di circa 70.000 uomini.

Le avanguardie giungono da Priero e da Sale San Giovanni, quindi procedono fino a Paroldo e si dividono in tre colonne: una punta al Brich Gisola, dove ad attenderli trovano una ridotta piemontese, che tiene la posizione. Un’altra colonna si dirige al Brich Sanguinent, dove la ridotta è stata abbandonata dalle forze austro-piemontesi, e lo occupa.

Un terzo contingente punta alla Pedaggera, dove però i piemontesi resistono. La battaglia infuria, con cannoneggiamenti e combattimenti all’arma bianca. L’avamposto francese al Brich Sanguinent arretra verso Paroldo, così come le altre colonne. Il grosso della truppa del generale Bonaparte trova una più facile via di passaggio sull’altro versante della Val Tanaro, aggirando il forte di Ceva, che capitolerà solo molto più tardi, e dopo ripetute minacce da parte di Napoleone di passare tutta la guarnigione a fil di spada.

In tutto i francesi perderanno 600 uomini, gli austro-piemontesi circa 250. Nonostante la tenuta del fronte sulla Pedaggera, il destino del Regno Sardo è segnato, e la sconfitta dei Savoia viene sancita dalla successiva battaglia a San Michele Mondovì (20 aprile) e dall’armistizio di Cherasco, firmato il 28 aprile.

Le trincee piemontesi a Torresina, nei pressi di Paroldo

DA NAPOLEONE ALLA RESTAURAZIONE

Conquistata in tal modo dall’esercito napoleonico, la Langa, salvo una breve parentesi, fu dominata fino al 1815 dai francesi che, per quanto non sempre ben accettati dagli sconfitti, introdussero, fra le altre cose, il nuovo catasto urbano, abolirono i titoli nobiliari e i privilegi ecclesiastici, assegnando i terreni di queste due categorie ai contadini. Ovviamente non furono tutte rose e fiori: ad onor del vero occorre anche dire che introdussero una serie di nuove tasse, oltre alla coscrizione obbligatoria.

Stele commemorativa della battaglia della Pedaggera, a Paroldo